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Interstellar: un vero film di fantascienza

Cooper è un ex astronauta, che si è ridotto a fare l’agricoltore in un mondo messo in ginocchio da un’epidemia sconosciuta che decima i raccolti provocando tempeste di polvere. Finché non gli arriva in modo misterioso la possibilità di partecipare a una missione che andrà a cercare una possibilità di salvezza al di fuori del Sistema Solare…

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Uno dei motivi che mi fanno amare il nuovo film di Christopher Nolan, Interstellar, è che è un vero film di fantascienza. Ossia: non un’avventura ambientata in uno pseudofuturo rutilante ma in fondo modellato sul passato, bensì una storia davvero incentrata sul rapporto tra l’uomo, la scienza e l’ignoto. Nell’incipit del film si respira davvero un’atmosfera da vecchia fantascienza (anche se poi la vicenda prende un taglio molto più moderno, e mi ha ricordato i romanzi di M. John Harrison).

Di Interstellar mi sono piaciute molte cose. In primo luogo la costruzione, complessa e articolata, piena di sorprese, in grado di tenere interessato lo spettatore per le quasi tre ore di durata, e che dipana con arditi parallelismi vicende lontane nello spazio e nel tempo ma destinate a intrecciarsi. Mi è piaciuto il modo in cui Nolan riesce a far capire la realtà del futuro senza entrare nei dettagli ma con poche scene efficaci (la caccia al drone, la discussione con la maestra). Ho apprezzato come ripropone in modo credibile ma innovativo topoi come l’astronave e soprattutto i robot (dall’aspetto totalmente disumano, ma simpatici, affidabili e rassicuranti: l’esatto opposto di come li vorrebbe il cliché). Ho ammirato il modo in cui è riuscito a visualizzare in modo convincente e comprensibile una realtà con più di tre dimensioni.

E mi pare che si possa dire che abbia raggiunto il suo scopo, che sembra essere quello di fare un film alla 2001: Odissea nello spazio (di cui ricalca in modo fedelissimo la struttura: messaggio da un’entità sconosciuta, lungo viaggio, incidente dovuto a contrasti sullo scopo ultimo della missione, uscita dal mondo e rinascita) rimanendo però comprensibile per lo spettatore medio.

Con tanti pregi, si può dire che è un capolavoro? Purtroppo no, a mio avviso. Perché Nolan, dopo aver messo in piedi una struttura grandiosa, per qualche motivo non riesce a mantenere il rigore di sceneggiatura che ha avuto in Memento o The Prestige (due altri suoi film che affrontano, in modi diversi, lo stesso tema: il mistero della nostra esistenza nel Tempo). Procede così a corrente alternata, con momenti entusiasmanti che convivono con dialoghi dimenticabili e scontati (la tirata sull’Amore, che banalizza un messaggio che il film sa esprimere con ben altra forza solo per immagini, oltretutto mettendola in bocca a una donna, per calcare sullo stereotipo) o carenze e incongruenze di sceneggiatura (il fatto che tutti siano convinti di aver ricevuto un aiuto da misteriosi alieni, ma nessuno si preoccupi di investigare; o il protagonista che dopo 30 anni di inattività viene immediatamente posto al comando di una missione perché nessuno è più esperto di lui, ma poi continua a fare domande come se non sapesse nulla di astrofisica). E anche con qualche aspetto scientifico poco convincente, che stona particolarmente in un film che in generale rappresenta scienza e tecnologia in modo credibile e realistico (ma su questo, per non annoiarvi, farò un post a parte).

Interstellar è un film ambizioso (persino troppo), originale, interessante, intenso. E nonostante questo un po’ irritante, perché sarebbe potuto essere anche migliore. Comunque da vedere.